mercoledì 10 dicembre 2008

In metro le signore tigrate si puliscono i denti con l'unghia del mignolo lunga e tigrata anch'essa. Io almeno avevo solo le mutande.

"Sta per arrivare l'inverno" dice l'attore ceco in maniche corte. "E questo cos'è?" diciamo all'unisono io e il percussionista brasiliano con capello di lana e guanti - miei - a righe bianche e nere. Lui lo dice in portoghese e io in italiano che spaccio per portoghese senza manco preoccuparmi di mettere la u finale. Per strada c'è la brina; se esci le mani dalla tasca non le senti più. "In Brasile c'erano 40 gradi" dice il ballerino brasiliano famoso che da quando è arrivato non ha avuto il tempo di dormire e nell'hotel non ha il telefono, la colazione e il collegamento internet. "Mia moglie mi dice che sono un poverino."
Li vado a prendere la mattina presto e li riporto la sera tardi. Insieme facciamo pranzo e cena perchè appena distolgo lo sguardo i cechi vogliono fotterli aggiungendo portate in più che non sono comprese nel menù. I brasiliani non parlano inglese, figuriamoci ceco. Io parlo tutto male ma parlo. E poi siccome sono un'interprete professionista, lo scopo delle mie giornate è andare a mangiare. I miei discorsi con i brasiliani sono: Comemos? Què comemos? La mia capa coreana mi dice di tenermi buoni i contatti perchè il ballerino è una persona importante. Mi dice di chiedergli un sacco di cose sul suo lavoro, e io infatti gli chiedo come si è innamorato di sua moglie - che è italiana e pure un pò famosa - quanti cani ha, se i suoi due pavoni vanno d'accordo con i cani, ecc.
Prendiamo per il culo il regista che durante una conferenza, nel suo consueto discorso finale, dice che era una serata di sincronicità, che tutti i presenti erano lì per un motivo, la vita non è casuale; invece di farci la guerra, diceva il regista, dovremmo danzare e volerci bene. Ma se manco mi saluta.
In queste conferenze ci sono almeno due traduttori, uno dal portoghese all'inglese e uno dall'inglese al ceco. Poi il ballerino coreano ha fatto una domanda in coreano ed è arrivato un terzo traduttore. In differita. Sembrava un cabaret. Questo è teatro, ha detto la drammaturga vecchia sprizzante energia. Mi chiedo dove stava la sincronicità.
Gli animali sconosciuti continuano a mordermi. Solo a casa mia e solo a me. Forse sono nel materasso. Prudo e mi gratto durante le conferenze seguendo il ritmo dei bonghi che non è per niente bongoloide. "Tiene el ritmo en el sangre" mi dice il percussionista mentre mi gratto. "Tengo le pulci en el sangre" gli dico, ma non mi capisce.

6 commenti:

Unknown ha detto...

bongoloide?
(comunque straordinario, brava barbie tanya camariera taroccata e amante del big jim)

Anonimo ha detto...

Devo dire che, stranamente, non mi e` piaciuto soltanto il titolo....lo definirei....uhm....reiterato.

Continua cosi`

Anonimo ha detto...

scusami bella... ma rivendico la paternità, o meglio maternità, di bongoloide...

mari ha detto...

bongoloide è tuo così come paglione ma ormai li uso quotidianamente.Posso?

Anonimo ha detto...

claro! diffondi il verbo...

oggi sono davvero in down, quando torni?? oggi mi manca chiunque

Anonimo ha detto...

e pensare che bongoloide credevo di averlo inventato io a bologna nel 98.
ingenua che sono.
g